Quando l’alito cattivo è una percezione soggettiva dovuta a bassa autostima, non si tratta di alito cattivo reale, come quando deriva da patologie gastrointestinali e igiene orale non adeguata, ma si tratta di un disturbo psicologico o psico-somatico chiamato pseudoalitosi che può sfociare in una patologia psichiatrica più seria chiamata alitofobia – spiega la dottoressa Katia Rastelli, psicologa della Sezione di Chirurgia Bariatrica di Humanitas. – Gli alitofobici, a causa della loro percezione quasi delirante di avere l’alito cattivo e non correlata a dati di realtà, tenderebbero facilmente ad avere una bassa autostima, tanto da viversi, in casi estremi, come “poco desiderabili” e quindi indurre all’isolamento sociale fino al suicidio. L’entità del ritiro sociale, nella vita privata e nel lavoro, sono in genere indicatori della gravità del disturbo mentale, ancora poco conosciuto, che nasconde in profondità la paura inconscia del contatto con l’altro e la paura del rifiuto. Pseudoalitosi e alitofobia hanno entrambe a che fare con la percezione soggettiva e non corrispondente alla realtà di avere un alito cattivo. Tuttavia, mentre nel caso della pseudoalitosi un consulto specialistico è sufficiente per dimensionare la percezione distorta e tenere a bada l’aspetto di ansia associato, nell’alitofobia la situazione è più seria e richiede il ricorso a farmaci specifici dal momento che si tratta di una malattia classificata, al momento, nella famiglia del disturbo ossessivo compulsivo.
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